Quando entrerà in vigore il codice della crisi e dell’insolvenza?

Ott 09, 19 Quando entrerà in vigore il codice della crisi e dell’insolvenza?

Il 14 Febbraio del 2019 è stato ufficialmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.lgs 12 Gennaio n 14 del 2019, ovvero il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in ottemperanza alla legge delega n°115 del 19 ottobre del 2017.

Quali sono gli obiettivi del Codice della crisi?

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha svariati obiettivi da perseguire. Innanzitutto è stata avvertita da tempo la necessità di porre in essere una riforma organica della materia inerente alle procedure concorsuali e della crisi da sovraindebitamento. Prima della riforma infatti tali materie erano disciplinari da una legge speciale, ovvero la cosiddetta legge fallimentare.

Un altro obiettivo fondamentale è quello di realizzare una vera e propria semplificazione del sistema normativo. Semplificare la disciplina in tali materie significa perseguire l’efficienza della stessa. È necessario superare il più possibile tutte quelle problematiche inerenti all’applicazione delle norme. Tali “contrasti” tra mondo della dottrina e giurisprudenza derivano dal fatto che molto spesso le norme giuridiche, non solo nel mondo della crisi d’impresa, sono troppo complesse e criptiche.

Tutto ciò è funzionale per soddisfare un’esigenza primaria, cioè la certezza del diritto. Tutte queste novità non sono scevre di condizionamenti nell’ambito economico. Un codice volto a prevenire al massimo la crisi di impresa, con una precisa distinzione tra “crisi” e “insolvenza” permette alle aziende di evitare il “fallimento
o più precisamente la, chiusa.

Un altro aspetto fondamentale del codice della crisi è la diversa terminologia sposata dal legislatore. Non è più possibile discorrere di “fallimento” o di imprenditore “fallito”. La ratio è chiara, tale terminologia è un retaggio di un pensiero e di una ideologia vecchia, ancorata al passato del mercato chiuso. Il termine “fallito” implica un implicito giudizio di valore, una sorta di colpa implicita nell’aver fraudolentemente errato l’attività di impresa.

Ovviamente una interpretazione di tal guisa non può essere avallata oggigiorno dove è sempre più presente il mercato aperto. L’imprenditore infatti può terminare la propria attività d’impresa anche per cause ad egli non imputabili. Oggi cade il paradigma secondo il quale chiusura dell’impresa = colpa dell’imprenditore.

Principi fondamentali del Codice

Nel codice della Crisi è stata introdotta la nozione di “Stato di Crisi”. Essa è espressione della probabile futura insolvenza. Il legislatore invece ha deciso di preservare la nozione di “insolvenza” così come la intendeva la legge fallimentare. L’aspetto fondamentale di tale prodotto normativo è l’enucleazione dei soggetti sottoponibili ai procedimenti di accertamento dello stato di crisi o insolvenza.

Il codice fa riferimento, con una terminologia generica, a tutti i debitori, persone fisiche o giuridiche, ente collettivo, consumatore, professionista, imprenditore impegnato nel campo commerciale, agricolo o commerciale. I soli soggetti esclusi sono gli enti pubblici. È chiara la volontà del Legislatore di ampliare al massimo la Vis Expansiva del dato normativo.

L’anima del codice della crisi è sicurante quella della prevenzione. Prevenire lo stato di crisi della impresa per evitare la chiusura dell’attività. Tale approccio è sicuramente proficuo anche per il sistema economico del nostro Paese. La diretta espressione di tale principio sono le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi.
L’entrata in vigore del codice è prevista per il 15/08/ 2020 salvo talune norme dello stesso la cui entrata in vigore è prevista per il 16/03/2019.