Il Mezzogiorno e le nuove tecnologie

Set 09, 18 Il Mezzogiorno e le nuove tecnologie

La questione meridionale non è più all’ordine del giorno del dibattito del Paese. I grandi meridionalisti che hanno riflettuto sui motivi del ritardo del Sud, Giustino Fortunato, Antonio Gramsci, Manlio Rossi Doria, Emilio Sereni, non sembrano aver lasciato eredi, non sembrano avere un seguito al loro pensiero, un pensiero che si è atrofizzato, dunque. Bene così, direbbe qualcuno, evidentemente la questione meridionale è risolta, niente più arretratezza, miseria, disoccupazione, niente più gap con il ricco e benestante Nord, con l’Europa ormai vicina. Purtroppo non è così, e il silenzio sul Sud, sul Mezzogiorno (si dovrebbe correttamente dire così, non si dovrebbe dire “Meridione”, parola che viene da meridionale, cioè abitante del mezzogiorno, meridies in latino, anche se ormai è parola in uso comune), è un silenzio per stanchezza, per indolenza: non sappiamo come risolvere il problema, non ne parliamo più, lo rimoviamo, ne facciamo a meno, ce lo dimentichiamo.

E invece il problema c’è ancora, i problemi ci sono tutti. Bisogna provare, faticosamente, a ripartire dalle opportunità che ci sono nel Sud, dalle qualità che vanno valorizzate. Prima di tutte le bellezze paesaggistiche, artistiche, culturali, ambientali. Il Sud è uno scrigno di bellezze, è un patrimonio di arti e cultura che qui, prima che in altre parti d’Italia hanno avuto origine. Si ricordi che quando al Sud vivevano i Greci civilizzati e si affermavano le civiltà, in Europa del Nord si viveva nelle selve. C’è poi  un clima mediterraneo che fa invidia a ogni angolo del pianeta, qui la terra in cui fioriscono i limoni, come dice una famosa poesia di Goethe, è la terra in cui è più piacevole vivere. C’è il turismo dunque, ma di turismo si può anche morire: il Sud non può diventare semplicemente un’area di villeggiatura per ricchi – come qualche anno fa sosteneva qualcuno – o semplicemente un parco dei divertimenti aperto tutto l’anno. Il mare, la buona cucina – mediterranea, ovviamente – i beni culturali millenari, sono risorse eccezionali, ma non bastano. Ci vuole industria, fabbriche, innovazione, terziario avanzato, altrimenti si diventa un parco giochi di proprietà di qualcun altro, senza alcuna prospettiva di allacciarsi all’economia più avanzata, alle nuove tecnologie, al cambiamento economico e sociale.

Ci sono imprese che fanno questo, ci sono imprese del terziario avanzato anche al Sud, imprese di software che sviluppano soluzioni di alto livello, perché al Sud ci sono università specializzate in informatica (a Salerno e a Bari ci sono le più antiche facoltà di informatica di questo tipo a parte Pisa), ci sono aziende della comunicazione e del web di alto livello, come la salernitana Mirò, che da venti anni lavora nel settore del marketing dell’informazione, delle ricerche di mercato, degli eventi e che oramai si è specializzata in web marketing, seo, social media management per aziende del settore turistico e dei servizi. E ci sono aziende che operano nel campo, anche questo tecnologicamente avanzato, dei call center, come Accueil, che ha la sede principale a Reggio Calabria, ma che ha altre sedi a Potenza, in Campania, in Basilicata, in Sicilia, oltre che in altri centri calabresi. Un’azienda che dà lavoro a una schiera di giovani, in parte motivati a un lavoro a tempo determinato, un lavoro che serva a procurare dei guadagni utili a mantenersi agli studi, o a pagarsi qualche piccolo lusso, o anche a crescere in un settore che dà grandi opportunità, perché destinato a crescere, quello della vendita telefonica, una delle attività ad alto valore aggiunto della nuova economia digitale. Non esiste solo il commercio elettronico dei giganti americani, nel campo del nuovo marketing, ma anche quello telefonico, in cui le aziende italiane, e in particolare quelle meridionali, possono giocare un ruolo importante. Con questo tipo di aziende il Sud può crescere e provare a risolvere, una volta per tutte il grande problema italiano: la questione meridionale.