Il problema dell’emigrazione: un’opinione

Mar 17, 17 Il problema dell’emigrazione: un’opinione

Il problema dell’emigrazione  è sempre più importante e decisivo per le nostre vite, possiamo dire sicuramente che l’emigrazione sarà uno dei temi con cui il mondo dovrà confrontarsi nei prossimi decenni e che determinerà molte cose, dall’economia alla politica, dall’ordine pubblico alla guerra. Sì, perché la guerra, che l’Occidente aveva dimenticato come opzione all’interno dei propri confini, rischia di diventare uno scenario possibile, che farebbe ripiombare l’Europa in epoche che si pensava fossero archiviate per sempre.

Il primo problema è economico: in Italia abbiamo sempre meno nascite, il saldo tra nati e morti nell’ultimo anno è stato fortemente negativo, il punto è complicato da ogni aspetto. La società invecchia, e questo comporta problemi dal punto di vista della nuova economia: senza giovani – con la loro energia, la loro proiezioni sul futuro, la loro capacità innovativa, la loro disponibilità verso le nuove tecnologie – come pensiamo di affrontare le sfide dell’economia della conoscenza? Gli immigrati che arrivano da noi spesso sono dotati di titoli di studio elevati, hanno buona scolarizzazione, sicuri che non potremmo occuparli nelle fasce medio-alte dl mercato del lavoro, invece che in quelle basse? È ovvio che se perdiamo giovani qualificati a nostra volta – la famosa fuga dei cervelli – non possiamo immaginare di inserire cervelli che vengono da fuori, ma si tratta invece di immaginare un grande piano per coinvolgere i nostri migliori giovani e nello stesso tempo per attrarre nel nostro paese persone di qualità. Ricordiamo che i paesi che crescono di più sono quelli che riescono a far affluire cervelli e persone di talento.

Ma c’è un altro problema economico che la crisi delle nascite sta creando, ed è un problema di bilancio, e in particolare di bilancio previdenziale. Con un paese di anziani, che sopravvivono grazie alla pensione, l’equilibrio non può durare: servono giovani che paghino i contributi, altrimenti il sistema non regge. Qui non è un problema di qualità, ma di quantità, vanno bene tutti i lavori, purché la base lavorativa si ampli, non si riduca. Dunque l’immigrazione è vitale per dare impulso a un bilancio previdenziale, che nonostante le riforme fatte, finirà per entrare in una crisi irreversibile con troppi pensionati e pochi lavoratori.

Questo comporta la revisione comunque del nostro sistema di welfare, che deve tener presente l’invecchiamento della popolazione e deve organizzarsi in tal senso.